SOLIDARIETA' A MANLIO MILANI, PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE "FAMILIARI DELLE VITTIME DI PIAZZA DELLA LOGGIA" DEL SINDACO DI BRESSO FORTUNATO ZINNI, AUTORE DEL LIBRO "PIAZZA FONTANA NESSUNO E' STATO"

Esprimo piena e convinta solidarietà a Manlio Milani per le ingiuste ed assurde accuse che gli sono state rivolte fino alle incredibili richieste di dimissioni da Presidente dell'Associazione delle Vittime di Piazza della Loggia.
Apprezzo la scelta di Benedetta Tobagi di aver voluto essere al suo fianco al convegno organizzato da Casa Pound Italia a Roncadelle.
Mi riesce difficile capire questo antifascismo ad intermittenza contro obiettivi palesemente sbagliati che prende di mira, in modo strumentale, chi ha speso una vita  battendosi, spesso quasi in solitudine, contro l'indifferenza dei più e le pesanti ingerenze dello Stato sui processi per stragi.
In tutti questi anni i famigliari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, della Questura di Milano, di Piazza della Loggia, dell'Italicus , della Stazione di Bologna e del rapido 904 e più recentemente di Via dei Georgofili e di Via Palestro, sono stati lasciati soli nella  lotta per l'accertamento della verità.
Manlio Milani, Luigi Passera, Francesca Dendena, Torquato Secci, Paolo Bolognesi, Carlo Arnoldi  e tanti altri famigliari delle vittime delle stragi hanno speso tutte le loro energie, per combattere la latitanza della stampa, le ingerenze di settori importanti della Magistratura e i depistaggi voluti da corpi vitali dello Stato.
Non ricordo presidi di indignazione, da parte di chi, oggi, pretende le dimissioni di Manlio Milani, quando le vedove di Piazza Fontana erano costrette a recarsi a 1.350 Km  di distanza da Milano per assistere, a Catanzaro, al Processo per l'eccidio dei loro cari.
Dopo la ferma e composta risposta dei 300 mila milanesi sul sagrato del Duomo, nel giorno dei funerali delle vittime della Banca Nazionale dell'Agricoltura e così anche  per i funerali delle vittime di Piazza della Loggia e delle altre stragi, è venuta a mancare  la continuità e la sacrosanta rabbia popolare per imporre il rapido svolgimento dei processi.
In tutti questi anni abbiamo assistito a ripetute assoluzioni per insufficienza di prove e allo sfregio della condanna  dei familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana, al pagamento delle spese processuali, tra il silenzio assordante dell'Associazione Nazionale Magistrati, che giustamente protesta quando la sacrosanta autonomia della Magistratura viene messa in discussione.
Altri grandi opinionisti hanno sostenuto che la giustizia umana può fallire ma si sono ben guardati dallo spiegare che il fallimento della giustizia, in questo caso, è stato favorito dalle ingerenze determinanti della Suprema Corte, chiaramente al servizio degli interessi dei potenti di turno.
Manlio Milani è andato persino in Giappone a chiedere conto a Delfo Zorzi del suo rifiuto a ritornare in Italia per farsi processare, di fronte alla latitanza delle Istituzioni  che hanno fatto solo finta di chiederne l'estradizione. Zorzi, in quell'occasione affermò che non si fidava dell'obiettività dei giudici italiani.
Sono convinto che se, la straordinaria partecipazione ai funerali, dopo le stragi, si fosse ripetuta con continuità, il processo di Piazza Fontana non sarebbe finito a Catanzaro e non avremmo dovuto aspettare ben 9 anni per la prima sentenza e ben 16 anni per la conclusione, a Bari, delle prime 4 istruttorie, con l'assoluzione di tutti gli imputati neo fascisti, tra l'indifferenza generale.
Tanto da costringere Nicola Magrone, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Bari, e Giulia Pavese, Pretore a Cerignola, a raccogliere in un cofanetto contenente 3 volumi, tutti gli atti dei processi fino al 1987, compreso la sentenza della Cassazione, con il significativo titolo "Ti ricordi di Piazza Fontana?".
Del resto anche il coraggioso lavoro del Giudice Salvini, con la sua V istruttoria  che ha riportato dopo 31 anni a Milano il processo si è concluso con la sentenza tombale della Cassazione del 3 maggio 2005.
È toccato, ancora una volta, ai familiari delle vittime farsi carico della sensibilizzazione delle coscienze per non far cadere l'oblio sullo stragismo.
Oggi molti dei componenti delle Associazioni dei Famigliari delle Vittime girano l'Italia ospiti di Università, Scuole Superiori, Circoli Culturali, per raccontare dalla parte delle vittime la storia  di alcuni degli episodi più inquietanti del nostro dopo guerra, tra l'interesse sempre più crescente dei giovani.
Il 7 dicembre 2009, a Milano, in occasione del 40° anniversario della strage di Piazza Fontana,  il Presidente Napolitano ha esortato i famigliari delle vittime a continuare la loro battaglia per l'accertamento della verità.
I familiari delle Vittime hanno richiesto l'apertura delle indagini segnalando interessanti e nuovi elementi, ma ad oggi la Procura di Milano non ha ritenuto di dare un  concreto seguito a tale richiesta.
I delitti di stragi sono imprescrittibili, non solo per il Codice Penale ma per la storia del nostro Paese e abbiamo tutti il dovere, come cittadini, operatori della comunicazione, Magistrati, Istituzioni di continuare a cercare ogni frammento di verità ovunque esso sia.
Perseverando nell'opporre cavilli sul segreto politico militare, il Parlamento  si assume tutta intera la responsabilità del fallimento della giustizia sullo stragismo.
Se per capire e mascherare le folli ideologie dei gruppi dell'estrema destra, coperti dai servizi segreti, da una parte della Magistratura connivente con esponenti  governativi, Manlio Milani ha ritenuto di  rompere ogni indugio e confrontarsi con gli epigoni dei bombaroli di un tempo, ha indicato a tutti noi un percorso di perseveranza e coerenza nella ricerca della libertà.
La verità va ricercata anche contestando a quanti ancora oggi professano quelle folli ideologie le loro responsabilità politiche, storiche, giudiziarie e morali.
 
Bresso, 5 aprile 2011                                                                          Il Sindaco
                                                                                                    Fortunato Zinni